Cagiva C589. La GP che diventò Mito #Amarcord
Era il 1980 quando Cagiva, piccola azienda motociclistica di VArese fondata da GIovanni CAstiglioni ( CA-GI-VA) decise di fare sul serio ed entrare nell’olimpo dei grandi tra i prototipi della classe regina del motociclismo, la 500GP

Il mondo delle corse era profondamente diverso da quello di oggi e a quei tempi, vista la semplicità delle moto di allora, la totale assenza di elettronica, la tecnologia ancora accessibile e la minor attenzione mediatica, anche una piccola azienda poteva sognare tra i grandi. La storia della Cagiva nelle corse ai massimi livelli durò circa 15 anni e dopo anni difficili ad un certo punto arrivarono anche le soddisfazioni. Dalla prima vittoria di Eddie Lawson nel 1992, alle altre di John Kocinski e il terzo posto nel mondiale nel 1994. Purtroppo quando sembrava fatta Castiglioni decise di ritirare la Cagiva dalle corse per scelte imprenditoriali diverse e il sogno finì per sempre.

La moto da Gran Premio più iconica e più emblematica di tutta la storia di Cagiva nelle corse però non fu quella più vincente. Era la Cagiva che corse il campionato del 1989. La sigla del modello era molto intuitiva da capire. Era la Cagiva 500 del 1989, da qui C589. Era la GP guidata dall’ eccentrico funambolo americano Randy Mamola approdato in Cagiva nel 1988. La moto aveva dei problemi di bilanciamento e per questo era molto difficile e scorbutica da guidare. Tra le mani di Mamola sembrava ancora più indomabile ma comunque tra traversi e impennate era spettacolare da vedere. purtroppo non altrettanto efficace.



La C589 aveva un motore V4 a due tempi, oltre 150 CV, peso ridottissimo e una linea aggressiva e slanciata. La carenatura, il telaio in alluminio e le forme filanti furono disegnate da Massimo Tamburini, il geniale progettista che nel 1985 era entrato nel gruppo Cagiva per fondare il Cagiva Research Center (CRC) a San Marino. Tamburini aveva da sempre un’idea chiara: una moto da corsa non doveva solo essere veloce, ma anche bella, armoniosa e funzionale.


Nel 1989 la C589 corse l’intera stagione con Mamola, portando a Cagiva risultati non brillanti ma di sicuro anche grazie al pilota un’immagine fortissima. Quella silhouette compatta, con il cupolino basso e il codino affusolato, sarebbe rimasta impressa a intere generazioni di motociclisti.

L’intuizione di Tamburini
Fu proprio Tamburini, con il supporto dei fratelli Castiglioni, a decidere che quella linea bellissima non doveva rimanere confinata ai box della GP. Nel 1990 nacque l’idea di creare un nuovo modello di 125 stradale che avesse le stesse proporzioni e l’identità estetica della C589: la moto che avrebbe permesso ai giovani di sognare la 500 GP di Mamola anche senza una licenza da pilota. Tamburini capì che quella linea aveva fatto centro tra gli appassionati Nacque così la Cagiva Mito 125, una delle moto più iconiche della sua epoca. Il nome, “Mito”, non era scelto a caso: rappresentava la trasposizione del mito sportivo in un oggetto accessibile.


Dalla C589 alla Mito: somiglianze e continuità
Osservando le due moto, la parentela è evidente:
- Carenatura integrale con prese d’aria laterali e cupolino appuntito.
- Codino rastremato, rialzato e sfaccettato, con scarico laterale.
- Forcellone a banana e telaio a doppia trave in alluminio, ispirati direttamente al prototipo GP.
- Colorazione rosso Cagiva, marchio di fabbrica della scuderia.


La Mito non era solo una “replica” estetica: il lavoro del CRC garantì anche una ciclistica raffinata, sospensioni di qualità e un motore 125 cc 2T capace di oltre 30 CV nelle versioni non limitate. Era, a tutti gli effetti, una piccola GP da strada e comunque pronta per affrontare il combattuto campionato Sport Production che a quei tempi sfornava piloti a non finire, era da lì sono nati talenti del calibro di Capirossi, Rossi e molti altri.


Per motivi di marketing e contrattuali con i piloti la Mito purtroppo non vide mai il numero 12 di Mamola sulle carene visto che fu presentata nel 1990. ma fu allestita in due versioni chiamate mito 7 (numero di Lawson nel 91) e la più recente Mito 3 che portava il numero di kocinski che gareggiava nel 1993. Un vero peccato e forse chissà se qualche appassionato non abbia mai avuto l’ idea di creare una “Mito 12” in Memoria di quel binomio avvincente anche se non vincente.

Oggi la prima Cagiva mito con la linea della C589 è un oggetto ricercatissimo dai collezionisti, i prezzi sono a dir poco incredibili considerato che si parla di una moto 125cc due tempi, in alcuni casi sono richiesti anche 10.000 euro per gli esemplari pari al nuovo. Cosa ci si mette in garage?? Non solo una moto 125 ma il sogno di Cagiva, Taglioni e Tamburini oltre ad un motivo di orgoglio tutto italiano!


