Mondial Piega. La Superbike nata da un debito di Honda
In Giappone esiste un concetto che va oltre il semplice business: si chiama on.
“恩を忘れるな”(On wo wasureru na): non dimenticare mai un favore ricevuto.
Per parlare della Mondial Piega, capire seriamente di che moto si tratta e di come si è sviluppata bisogna partire da molto lontano:
Andiamo un attimo dall’ altra parte del Mondo.

Nel paese del Sol Levante esiste un valore che va oltre il semplice business: il rispetto.
Un rispetto profondo, quasi sacro, fatto di memoria, riconoscenza e debiti morali che non vengono dimenticati, nemmeno dopo decenni.
È una mentalità ( purtroppo ) difficile da comprendere fino in fondo con una visione occidentale, dove le logiche industriali e il Business spesso prevalgono su tutto. Eppure, proprio questo modo di pensare è all’origine di una delle storie più incredibili del motociclismo moderno.
Una storia romantica che collega Italia e Giappone.
Passato e presente, che spiega perché un colosso mondiale, proprio nel momento in cui era probabilmente la casa più vincente al mondo, contro ogni logica di mercato e di Business, decise di aiutare un piccolo marchio italiano che provava timidamente a rinascere.
Quella storia porta a una moto fantastica, non altrettanto fortunata: la Mondial Piega 1000.
Da ragazzino quando sentivo nominare dai vecchi “motociclisti da bar” una moto Mondial pensavo logicamente a qualcosa di estinto – infatti lo era – nella mia testa appariva in bianco e nero l’ immagine di una vecchia moto e le imprese di qualche pioniere di un motociclismo agli albori, con il casco di cuoio e il maglione di Lana

FB Mondial non era un marchio qualunque.
Negli anni ’50 era una delle case motociclistiche più avanzate e vincenti al mondo.
Fondata nel 1929 a Milano, Mondial raggiunge il suo apice nel dopoguerra, diventando un punto di riferimento assoluto nelle competizioni internazionali.

In un’epoca in cui il Motomondiale muoveva i primi passi, le moto italiane erano il riferimento tecnico globale. E tra queste, Mondial era tra le migliori.
Tra il 1949 e il 1957, la casa milanese conquista:
5 titoli mondiali piloti
5 titoli mondiali costruttori nelle classi 125 e 250.
Moto leggere, raffinate, estremamente avanzate per l’epoca. Mondial era sinonimo di ingegneria, precisione e innovazione.
Ciò che rende questa storia ancora più importante è un episodio destinato a cambiare il motociclismo per sempre.

Questo Signore qua – Soichiro Honda – (1906-1991) figlio di un meccanico di Biciclette, da ragazzo aveva un sogno. Costruire motori. Se gli andò Bene? Giudicate voi. Iniziò dal 1937 a produrre pistoni per la Toyota. Piano piano estese il raggio su più campi. Oggi costruisce di tutto, Auto, Moto, motori marini, tagliaerba e motoseghe, perfino robotica (fatturando l’ impossibile) quindi – SI – è stato un uomo di un successo epocale.. Quello che interessa a noi per farla breve però è la nascita nel 1948 della Honda intesa come casa motociclistica. Iniziando da delle biciclette motorizzate destinate ai povery ®(All epoca quasi tutti) con il tempo Soichiro provo’ a perfezionarsi e a costruire vere e proprie moto. Per arrivare ai livelli più alti del motociclismo di allora però dovette girare lo sguardo verso l’ Europa. Chi c’era che andava veramente, veramente forte?? Una delle migliori Aziende degli anni 50 – se non la migliore in assoluto – era proprio la Mondial.

Il “Povero” – si fa per dire – Honda che aveva ancora tutto da imparare sul motociclismo non si sa come arrivò in Europa e girando tra le aziende arrivò proprio a Milano davanti ai cancelli della fabbrica Mondial. Pensate a questo giovane Giapponese affamato di sapere, che entra nella miglior fabbrica di moto per curiosare e carpire qualche segreto. Non se lo sarebbe mai immaginato ma accade qualcosa di assolutamente inaspettato.
In un periodo in cui la condivisione tecnologica era tutt’altro che scontata, Mondial non si chiuse.
Anzi, mostrò le proprie moto, le proprie soluzioni tecniche e il proprio approccio alla progettazione. Non fu una collaborazione ufficiale. Ma fu abbastanza.
Oltre a questo la sua visita supero’ nettamente ogni aspettativa, così tanto che Soichiro tornò in Giappone con una moto Mondial 125 GP bialbero concessa, probabilmente venduta dalla fabbrica italiana, che successivamente smontò vite per vite. Un po’ come se oggi Ducati vendesse una Desmosedici GP a un Cinese . Da lì in poi per Honda le cose cambiarono. Nettamente. E mentre nel 1957 la Mondial falli’ (come tante altre case motociclistiche italiane) a causa principalmente dell’ avvento dell’ automobile “per tutti”, in Giappone HONDA spiccava il volo iniziando a costruire moto sempre migliori ed entrare nelle competizioni… Il resto della storia la conoscete già. Negli anni successivi, Honda entra nel Motomondiale con una crescita impressionante.

Verso la fine degli anni 90, Decenni dopo quella visita di Honda alla Fabbrica mondial e dal fallimento della casa Italiana – della quale rimasero solo ossa di dinosauro – entra in scena una figura molto particolare, l’imprenditore visionario Roberto Ziletti. Di lui si sa poco ma sicuramente quello che si sa’ è che era un grande appassionato di moto e di marchi storici italiani. Decide di riportare in vita il marchio Mondial. Nasce un progetto ambizioso: creare una superbike esclusiva, un oggetto Artigianale e quasi da Boutique anticipando di diversi anni quello che stanno facendo oggi alcuni marchi Blasonati con alcuni loro modelli, Vedi Desmosedici RR e Honda Rc213V – parlando di Repliche esclusive. oppure moto ancora più collezionabili come NCR e Vyrus. Quello che cambia naturalmente è la Forza economica
“Forse Ziletti non ha costruito un’azienda duratura.
Ma ha costruito qualcosa di più raro: una storia che ancora oggi vale la pena raccontare.”
Ma serviva un motore all’altezza.
Ed è qui che accade qualcosa di raro.
Honda accetta di fornire a Ziletti il proprio bicilindrico derivato dalla RC51. Non per necessità industriale. Non per convenienza economica.
Ma per rispetto, quel favore (On wo wasureru na) che in Honda non hanno mai dimenticato.
IL MOTORE
Quel motore Bicilindrico a L di 90° da 999cc non era un motore qualsiasi ma era il migliore disponibile di Honda in quel momento e con il quale vinsero ben 2 mondiali Superbike. Si tratta di un V-Twin a 90°, con distribuzione bialbero e quattro valvole per cilindro, capace di erogare oltre 130 cavalli con una coppia corposa e sempre disponibile.
Dal punto di vista costruttivo, Honda scelse materiali di altissima qualità, prievilegiando l’equilibrio rispetto all’esasperazione. Il basamento e le testate sono realizzati in leghe di alluminio ad alta resistenza, fondamentali per contenere il peso e dissipare il calore. I pistoni sono in alluminio forgiato, mentre le bielle e l’albero motore sono fatti con acciai speciali.
Anche le valvole, realizzate in acciaio ad alta resistenza, meno estreme rispetto a soluzioni in titanio, ma decisamente più affidabili nell’utilizzo stradale. Il risultato è un motore non solo performante, ma incredibilmente equilibrato, capace di unire carattere sportivo e robustezza meccanica. Ad alleggerire e valorizzazre il tutto carter e tappi delle valvole in magnesio
La moto

La Mondial Piega 1000 non era una semplice moto assemblata attorno al motore dell Honda Rc51 (che grazie ad una mappatura dedicata sviluppava 140CV) ma un progetto completamente sviluppato con una filosofia ben precisa: costruire una superbike esclusiva, raffinata e tecnicamente avanzata, all’ epoca un vero pezzo da Atelier di altissimo livello

Il cuore della moto è il telaio a traliccio realizzato in acciaio cromo-molibdeno di chiara ispirazione Ducati una soluzione che garantisce un perfetto equilibrio tra rigidità e leggerezza. A questo si abbina un forcellone dal disegno molto particolare, con struttura tubolare e rivestita con pannelli di rinforzo in fibra di carbonio, scelta rara per l’epoca e indicativa del livello di cura progettuale.

La ciclistica è stata studiata per offrire massima precisione di guida: sospensioni completamente regolabili, geometrie compatte e una distribuzione dei pesi molto centrata rendono la Piega una moto estremamente agile e reattiva nei cambi di direzione. Nulla era lasciato al caso come l’attenzione maniacale ai flussi d’aria. Anche elementi apparentemente secondari, come il parafango anteriore (leggenda narra essere stato rifatto svariate volte), sono studiati per contribuire alla canalizzazione dell’aria verso i radiatori Il motore RC51 che scaldava molto ed aveva bisogno di un buon raffreddamento.

Grande attenzione è stata dedicata anche ai materiali e ai dettagli. La fibra di carbonio è presente ovunque, mentre molte componenti sono realizzate con lavorazioni di alto livello, quasi artigianali come le pedanine e la piastra dello sterzo ricavate dal pieno Il risultato è una moto volta alla massima espressione tecnologica unita alla ricerca estrema del dettaglio. La scritta mondial è stampata ovunque come sui piedini delle forcelle (splendide Paioli da 45mm) e sulle pedane.


La Mondial Piega è una superbike costruita senza compromessi, in cui l’ingegneria italiana si esprime al massimo livello, dando vita a una moto tanto raffinata quanto speciale

Per capire davvero la Mondial Piega, è inevitabile confrontarla con le italiane Ducati dell’epoca, in particolare la 998 e la successiva 999, che rappresentavano il punto di riferimento tra le bicilindriche sportive di allora
A livello tecnico, le differenze sono profonde. Ducati sviluppava internamente sia motore che ciclistica, con un approccio fortemente orientato alle corse e alla produzione su scala più ampia. La Mondial, invece, partiva da un motore esterno — quello Honda – come ha da sempre fatto Bimota — per costruire attorno ad esso tutta la ciclistica.
Anche il carattere delle due moto era diverso. Le Ducati risultavano più “racing” nel senso puro del termine: più rigide, più estreme e con un’erogazione più aggressiva. La Piega, pur essendo altrettanto performante, puntava maggiormente sull’equilibrio generale, con una guida più fluida e una maggiore sfruttabilità del motore. Sul piano costruttivo, però, la Mondial giocava una partita diversa. Dove Ducati doveva trovare un compromesso tra prestazioni e produzione, la Piega poteva permettersi soluzioni più ricercate, materiali più pregiati e una cura quasi maniacale per i dettagli perché il pubblico a cui voleva rivolgersi era tutto un altro tipo. Sportivo si ma che voleva distinguersi dal resto del panorama motociclistico

Il risultato è che, mentre Ducati rappresentava la superbike “perfetta” per vincere e vendere, la Mondial Piega era una pietra preziosa: un oggetto costruito senza logiche industriali, pensato per pochi e capace di distinguersi per unicità.
A dire il vero non c’è mai stato un confronto diretto tra quella che era la moto migliore nelle corse di allora e la mondial piega perché anche se c’è stato un tentativo di partecipare al campionato superbike per mettere la Piega in competizione contro le Altre moto, dopo svariati test ed una moto quasi pronta il regolamento cambiò portando con sé via le speranze di Mondial che rinunciò, a causa dei costi insostenibili, per modificare la moto.

Quello Che resta però, quello che è rimasto di questa folle moto è senza dubbio la sua unicità, ma non solo. In un certo senso è un omaggio a Mondial e a tutto quello che ha rappresentato in un lontano glorioso passato per il nostro paese. La versione finale è stata la Mondial Piega Evo prodotta in solo due esemplari con colori più belli e carenatura completamente in carbonio..ne volete una versione normale oggi?? Bhe preparate una bella somma di denaro e Buona fortuna. Se invece volete una EVO…..avete capito.

