Le moto che saliranno di valore nei prossimi anni. 5 #youngtimer da comprare ora (parte 2)

Le moto che saliranno di valore nei prossimi anni. 5 #youngtimer da comprare ora (parte 2)

14 Gennaio 2022 4 di La Redazione

Quante volte vi sarà capitato di curiosare sui siti di moto alla ricerca di modelli del passato che per qualsiasi motivo all’epoca in cui uscirono non vi potevate comprare – oppure – che avete avuto e che vorreste ricomprare, moto che però con il tempo sono diventate significative e che in qualche caso sono diventate anche simbolo di un epoca e di una generazione. Vi accorgete con amara sorpresa che il valore di alcuni modelli è salito enormemente. Moto che fino a una manciata di anni fa “Ve le tiravano dietro” in alcuni casi quasi regalate, adesso hanno raggiunto un prezzo talvolta superiore al valore di quando uscirono da nuove. È questo il caso, ad esempio, della maggior parte delle 125/250 due tempi di inizio/metà anni 90. Succede ad un certo punto che si crea un mercato parallelo a quello dell’ usato che segue la valutazione standard, un mercato di nicchia fatto di appassionati di un determinato modello disposti a spendere sempre di più per accaparrarsene una. Attenzione però perché non vale indistintamente per tutto. Il valore può cambiare notevolmente a seconda dello stato in cui la troviamo. I modelli restaurati, anche se bene, valgono meno di quelli conservati (ovvero tenuti in maniera maniacale) – come usciti di fabbrica – così come valgono meno le moto a cui viene cambiato colore o accessori come specchietti, portatarga, marmitta e di cui magari sono andati persi gli originali di fabbrica. In poche parole il loro valore è direttamente proporzionale allo stato di conservazione rispetto alla loro origine. Gli upgrade vanno bene solo a patto che ci sia la possibilità per chi la acquista, di rimetterla come è nata. In rari casi anche la colorazione può influire sul prezzo, ci sono livree che valgono più di altre. Tutto sempre a seconda della loro richiesta.

questa che leggete di seguito è la seconda parte con altri 5 modelli di moto candidate ad un aumento di prezzo da qui ai prossimi anni. Leggi qui la prima parte.

Ducati Monster prima serie (1993-2001)

M900

C’è poco da fare. Quando una moto nasce geniale come il Monster non può che entrare nella storia. Il destino di questa moto fin dal principio sembrava essere segnato. Un progetto tanto semplice quanto puro nel suo intento, quello di lasciare di una Ducati la sola anima. Un motore, un telaio, un serbatoio e una sella, uniti insieme in un armonia della linea semplice ed elegante. C’e’solo tutto quello che serve per divertirsi e godersi la guida. Principio faticosamente cercato di mantenere fino ad oggi, ma con molta meno semplicità.

S4r

Il capolavoro di Miguel Galluzzi è stato quello di creare una delle moto più vendute di sempre fino a diventare quasi una moda, specialmente nella versione 600cc che grazie alla sua accessibilità, sia nel prezzo che nelle prestazioni, ha incontrato il gusto e le necessità di neofiti e Donne alle quali il Monster è piaciuto particolarmente. Nonostante il grandissimo numero di vendite, questa moto sta prendendo valore anche nelle cilindrate da 600 e 750cc che fino ad oggi si potevano trovare anche con solo 1000/1500 euro. Le più ricercate sono ovviamente la prima M900 (valvole grandi) specialmente nella versione Rosso/oro che sta diventando una vera rarità, la prima S4 e la monobraccio S4r. Un particolare valore aggiunto è la presenza dell’elefantino Cagiva sul tappo del serbatoio, esso si trova su tutti i modelli fino al 1998 quando la Ducati era ancora tutta italiana e apparteneva a Cagiva, quindi, ai fratelli Castiglioni. Il Monster è anche stata una delle moto più castomizzate di sempre e la sua rarità sta anche nel trovarne una originale il che può diventare un impresa non da poco, basta pensare a quante di queste si trovano con il codino porta parafango e targa tagliati che ne screditano non di poco il valore oltre ad essere -se proprio dobbiamo essere precisi- una modifica al telaio, visto che fa parte di esso, e quindi fuorilegge

Honda Vtr SP1-2 (2000-2006)

Honda Vtr Sp1

Questa moto in realtà ha raggiunto già delle quotazioni di rilievo e anzi non ha mai perso drasticamente valore come è successo ad altre moto, questo probabilmente per via dell’altissima qualità costruttiva, per la progettazione nel reparto corse Honda HRC e per la straordinaria carriera agonistica in SBK che ha contribuito ad alzarne il livello di interesse da parte degli appassionati.

Il risultato della progettazione e dello sviluppo di HRC fu una moto straordinariamente fatta bene, una vera e propria moto da corsa con la C maiuscola, estremamente piena di contenuti tecnologici. A differenza delle precedenti Rc30 ed RC45 questa volta Honda non propose la nuova moto in serie limitata e non costruì neanche dei modelli speciali come ad esempio faceva la Ducati con la 916 SP. La VTR fu venduta al pubblico come moto di serie “Unlimited” con un solo aggiornamento nel 2002, la SP2. Probabilmente se si fosse deciso per una tiratura limitata della moto o qualche modello “particolare” la VTR avrebbe avuto tutto un altro percorso per quanto riguarda il valore sul mercato. Fatto sta che almeno inizialmente la SP non ebbe il successo sperato e l’accoglienza fu meno entusiasmante di ciò che avrebbe meritato un progetto così raffinato. Ad ogni modo è una delle Honda migliori di sempre e non ha niente da invidiare alle sue progenitrici. Quindi…riassumendo, se è un vostro sogno nel cassetto e siete fortunati a trovarne una intorno ai 7/8 mila euro in condizioni buone, prendetela. Per quelle tenute in maniera maniacale e poco chilometrate si può arrivare anche a spenderne 10. Il tempo sta dando ragione alla previsione che vi facciamo e chissà se in futuro non ci voglia il doppio per averne una in garage. Se volete saperne di più sulla storia di questa moto leggendaria leggete qui il nostro articolo che vi racconta vita morte e miracoli su di lei

Aprilia Rsv mille / mille R (1998 – 2004)

Rsv mille 1998

Chi si ricorda che cosa ha significato per Aprilia questa moto concordera’ sul fatto che non sia certo una moto comune. In realtà le quotazioni ufficiali attuali non indicano molto su un possibile aumento del suo valore, anzi addirittura a giudicare dai listini, la prima milleR del 2001 vale anche meno della prima mille uscita nel 98 e siamo sui 3000 euro che scendono a 2000 per quella “base” del 2003. Il mercato reale – quello che viene richiesto sui vari siti – pare che non sia molto d’accordo e infatti i prezzi oscillano in alcuni casi anche di 10.000 euro!! Perché?? È evidente che ci sia un dislivello tra domanda e offerta. Il fatto che in alcuni casi per i primi modelli e per le prime R in condizioni eccellenti si chieda anche 10.000euro vuol dire che in qualche modo si è creata una cerchia di appassionati e collezionisti che cerca questa moto ed è disposta anche a spendere. A quanto verranno vendute comunque non si sa. Una cosa è sicura, è il momento di provarci! si può cercare di fare il miglior affare possibile prima che i prezzi si stabilizzino, cercando la moto e il venditore giusti.

RSV mille R 2001

Aprilia con la RSV in Superbike riuscì a conquistare il terzo posto nel mondiale 2000 con Troy Corser ( 5 vittorie di cui una straordinaria doppietta ad Imola). Il motore era tutto nuovo, un bicilindrico 4 valvole per cilindro a V di 60 da 997cc twin Spark ad iniezione, comandato da un sistema di distribuzione misto catena e ingranaggi. la frizione era a comando idraulico,antisaltellamento PPC Pneumatic Power Clutch (brevetto Aprilia). Il sistema consisteva in un servo meccanismo che riduce lo sforzo da applicare sulla leva della frizione e che sfrutta la depressione dei condotti di aspirazione. In questo modo i dischi frizione slittano simulando il lavoro di un anti saltellamento, inoltre è da notare che l’RSV fu la prima moto di serie a montare questo tipo di dispositivo

Suzuki GSX-R 750 SRAD (1996 prima colorazione)

La SRAD( Suzuki Ram Air Direct) nasce nel 1996 stravolgendo la gamma GSX-R in maniera epocale. Venne costruita una moto del tutto nuova e che con la vecchia non avrebbe condiviso più nulla. Il vecchio telaio doppia culla era ormai diventato obsoleto e non più in grado di reggere il confronto con i telai a delta di ultima generazione sia per rigidezza che per ingombri. La vera spinta per una moto nuova avvenne a causa anche della partecipazione nel prestigioso mondiale SBK. Venne progettato e costruito un nuovissimo telaio con forcellone in alluminio e venne anche modificato pesantemente il motore ad iniezione. Il peso complessivo arrivò così al valore record di 179 kg (circa 10 Kg meglio della concorrenza), a fronte di una potenza erogata all’albero di 130 CV a 11.500 giri. Nel 1996 probabilmente era la miglior 750 presente sul mercato. La linea venne stravolta. A vederla però la moto appariva meno leggera di quello che era realmente per via della carenatura imponente e per il Cupolino con le due grandi prese d’aria e al posteriore un codone ad “ape” di dimensioni decisamente monstre. Va detto infatti che non piacque molto subito specialmente a causa dell’ enorme parte posteriore, ma la moto era comunque indiscutibilmente performante, agile e potente.

Dopo diversi anni nel dimenticatoio con quotazioni da regalo oggi la SRAD 750 si sta riscattando piano piano. Il modello che diventerà una moto ricercata dai collezionisti sarà la primissima 750 nella colorazione Suzuki come da foto. Gli esemplari poco chilometrati e conservati in maniera maniacale non faticheranno a salire di prezzo. Una moto così rivoluzionaria anche se mal digerita dal mercato merita un posto tra le youngtimer più significative. E poi…vi ricordate le vittorie del nostro Pierfrancesco Chili nel mondiale superbike 99 e 2001 con il team Alstar Suzuki corona extra in sella alla Srad?

Ducati Supersport 900ie / 1000Ds (1998-2006)

Per un eventuale aumento di valore nel tempo abbiamo preso in considerazione solo i due modelli top di gamma di questa moto prodotti negli anni. La prima, venduta dal 1998 nella leggendaria cilindrata di 904cc valvole piccole, finalmente dotata della moderna iniezione elettronica che era montata anche sul Monster e ne smussava la scorbuticita’ rendendo l’erogazione più lineare. La seconda – che sostituisce la prima – con la Nuova motorizzazione 1000DS (doppia accensione) dal 2003 che raggiunge così la massima espressione della Supersport seconda serie. Mentre infatti la 900ie montava le eccellenti sospensioni Showa da 43mm prese pari pari dalla 916 biposto e il mono showa, tutto pluriregolabile, La 1000Ds era ancora meglio e equipaggiava di serie le prestigiose forcelle e il mono Ohlins. L’impianto frenante era rigorosamente Brembo come da tradizione per tutti e due i modelli.

Senza entrare troppo nei tecnicismi e nelle doti di guida di questa Supersport, possiamo affermare che il suo valore sarà destinato a salire, specialmente per la 1000Ds. Quella linea disegnata da Pierre Terlblanche e che inizialmente era considerata troppo distante dallo stile a cui ci aveva abituato Ducati sta acquisendo con il tempo un aurea Classica grazie anche al telaio a traliccio e la frizione rigorosamente a secco, cose che piacciono tanto ai Ducatisti vecchio stampo. Doveroso ricordare anche, che lo stile riprende chiaramente la ormai Leggendaria e estremamente rara Ducati Supermono disegnata dal francese qualche anno prima. La linea laterale, il serbatoio, le carene e il Cupolino si somigliano molto tanto che lo stesso Terlblanche considera la Supersport un evoluzione della Supermono. A rifinire la linea, due prese nella parte frontale della carena, che convogliano l’aria verso il cilindro posteriore che ha da sempre rappresentato il tallone d’Achille per le moto raffreddate ad aria Ducati e specialmente per le Carenate. Insomma i presupposti ci sono tutti. I prezzi oggi oscillano dai 3 ai 4000 euro per questi modelli ma saliranno di certo.